Ancora riflessioni e azioni su Rosarno, partecipando al dolore del Popolo di Haiti
Mentre rimbalzano da Haiti le drammatiche notizie della catastrofe del sisma, non possiamo non continuare ad accendere la luce della nostra attenzione su quanto è accaduto a Rosarno.
Stiamo valutando quale organizzazione sostenere per gli aiuti al popolo haitiano: anche la nostra piccola goccia di solidarietà può dare un contributo all'intervento di emergenza e alla ricostruzione.
Mentre abbracciamo il popolo di Haiti, tra i più poveri del mondo, ritorniamo nella nostra Calabria, proponendo valutazioni e iniziative che ci pervengono.
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Il Papa: "Gli immigrati vanno rispettati". "L'immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da rispettare", e "la violenza non deve essere mai per nessuno il modo per risolvere le difficoltà": lo ha detto il Papa durante l'Angelus in piazza san Pietro, riferendosi ai fatti accaduti a Rosarno. ''Bisogna ripartire dal cuore del problema - ha sottolineato Benedetto XVI -. Bisogna ripartire dal significato della persona. Un immigrato è un essere umano da rispettare e con diritti e doveri, in particolare nell'ambito del lavoro dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell'ambito delle condizioni concrete di vita". "Invito - ha concluso - a guardare il volto dell'altro e a scoprire che egli ha un'anima, una storia e una vita: è una persona e Dio lo ama come ama me".
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Da "Socialismo rivoluzionario" una proposta:
Costruiamo assieme
la solidarietà con chi lotta
per la libertà e la dignità umana
Ci sono molte persone che nel mondo lottano per la libertà e la dignità umana contro i poteri oppressivi, il razzismo e lo schiavismo.
Socialismo rivoluzionario è impegnata coerentemente nel sostenere e nell’appoggiare le mobilitazioni e le lotte che esprimono le aspirazioni,
i bisogni e le tensioni umane a vivere meglio e in libertà.
Pensiamo alle donne e agli uomini che lottano per la libertà in Iran contro
il regime oppressivo di Ahmadinejad e ai fratelli immigrati di Rosarno
che si sono giustamente ribellati al razzismo schiavista e criminale.
Ci eravamo già proposti di realizzare un’iniziativa di solidarietà nazionale
con le coraggiose mobilitazioni del popolo iraniano, ma oggi di fronte alle ultime vicende di Rosarno ci proponiamo di costruire una speciale iniziativa
per affermare la dignità umana e la lotta contro il razzismo dello Stato,
della criminalità organizzata e anche di quello popolare.
Sulla base di questi contenuti ci rivolgiamo alle associazioni antirazziste e della solidarietà, ai fratelli e sorelle immigrati, alle forze sindacali e politiche, alle realtà del volontariato, ai Comitati solidali antirazzisti, alle forze che hanno costruito la manifestazione nazionale antirazzista del 17 ottobre e a tutte le persone solidali
per costruire un’iniziativa unitaria.
Vi proponiamo di aderire e di partecipare a due presidi di solidarietà
nelle forme e nei modi che ciascuno ritiene più utile puntando a costruire un momento di mobilitazione speciale per sabato 16 gennaio.
presidio di solidarietà
con chi lotta per la libertà e le dignità umana
Venerdì 15 gennaio alle 17
c/o piazza S. Domenico
Sabato 16 gennaio ore 11
c/o piazza del Gesù
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Comunicato Stampa del Jesuit Social Network Italia per i fatti di Rosarno
Reggio Calabria, sente il bisogno di esprimere la propria solidarietà e vicinanza alle migliaia di
migranti africani che da anni vengono impiegati nei campi della Piana di Gioia Tauro in stato di
schiavitù e alla popolazione di Rosarno sconvolta dal clima di grave violenza di questi giorni.
Non più tardi di un mese fa una delegazione del JSN si era recata sul posto constatando le
vergognose ed inumane condizioni di vita alle quali era sottoposta una innumerevole schiera di
immigrati.
Crediamo importante non cancellare in poche ore oltre 15 anni di convivenza, non sempre facile, e
di ricerca faticosa da parte dei cittadini di Rosarno nel cercare di alleviare le condizioni delle
migliaia di immigrati e anni di sfruttamento degli immigrati stessi a sostegno dell’economia locale.
C’è stata una risposta violenta e esagerata da parte dei migranti ad una provocazione che non appare
casuale, in questo particolare contesto. Serviranno alcuni giorni per leggere con calma gli eventi e
quando disponibile daremo una loro lettura in un successivo comunicato, ma riteniamo importante
ribadire che proprio la storia di questi anni mostra che non si tratta di una vicenda xenofoba.
La decisione presa dalle autorità, insieme alla società civile, per il trasferimento degli africani, per
la tutela della loro stessa incolumità, ha rappresentato una sconfitta sociale per il contesto di
Rosarno, ma il suo seguito ha rappresentato una sconfitta ben più grande nel momento in cui gli
immigrati allontanati in tutta fretta, sono stati abbandonati a loro stessi, scaricandoli alle strutture
caritatevoli ecclesiali e/o ai gruppi di volontariato laico. Coloro che oggi saranno colpiti dai
provvedimenti di espulsione sono i più fragili tra i fragili. Una situazione di ingiustizia, dopo lo
sfruttamento subito, che anche il Papa, Benedetto XVI, domenica ha denunciato affermando con
forza che "l’immigrato è un essere umano, differente per cultura e tradizione, ma comunque da
rispettare".
Crediamo importante unirci, nella comunità ecclesiale e insieme a coloro che sono impegnati nella
lotta ad ogni forma di iniquità e discriminazione, per esprimere solidarietà a chi ha subito violenza,
indipendentemente dal colore e dalla cittadinanza, chiedendo che si faccia chiarezza e si affronti
l’ingiustizia dello sfruttamento del lavoro dei migranti, condividendo l’appello del Presidente del
Centro Astalli, padre La Manna, perché “il triste episodio di Rosarno possa mettere in luce
l’urgenza di ripensare le attuali politiche sull’immigrazione senza derogare mai alla tutela dei
diritti umani di ogni individuo”.
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Per gli immigrati di ROSARNO e di tutte le Rosarno d'Italia
Banca Etica sostiene chi lotta per la legalità e per il diritto di essere
Di nuovo in Italia accadono cose che non hanno riscontro in nessun altro stato europeo o occidentale.
Non è la prima volta che esplode una violenza di massa di tali proporzioni né è la prima volta che la criminalità organizzata fomenta e dirige incursioni razziste che ricordano altri paesi e altre epoche oscure. Era già avvenuto a Napoli due anni fa con i roghi dei campi Rom.
Non è la prima volta che gli immigrati sono i soli a ribellarsi alla sopraffazione mafiosa e alla quotidiana negazione dei loro diritti da parte di padroni e caporali. Era già avvenuto a Castel Volturno poco più di un anno fa.
Viviamo in un paese così addormentato che solo coloro a cui la legge nega tutti i diritti, persino il diritto alla salute, e il diritto all'istruzione dei propri figli, infine il diritto di esistere, finiscono per restituire agli italiani una dignità che tutti sembriamo aver dimenticato.
A nessuno è importato dei lavoratori stagionali di Rosarno finché raccoglievano in silenzio arance e clementine per 20 euro al giorno, di cui 6,5 andavano al caporale per coprire la sua percentuale e pagare il trasporto sui campi, il pranzo e la doccia. A poco sono servite le denunce di qualche coraggioso reporter, di organizzazioni private come Medici Senza Frontiere e Libera, o più istituzionali come l'UNHCR in questi anni, sulla vita indecorosa, lo sfruttamento e la violenza cui erano costretti migliaia di immigrati, clandestini e non, nel sud del paese.
Solo oggi, come in un recente passato, mentre disturbano il normale e quotidiano tran tran della schiavitù con la loro ribellione, sembrano improvvisamente esistere. Un'esistenza che va rimessa nell'oblio.
Il Ministro degli Interni parla di eccessiva tolleranza verso l'immigrazione clandestina, mentre alcuni quotidiani hanno tranquillamente scritto a tutta pagina "Hanno ragione i negri" o "Mandiamoli a quel paese".
Strumentale e vergognoso ridurre tutto ad una questione giuridico formale: la maggior parte di loro sono in Italia da anni con un regolare permesso di soggiorno. Ma anche quelli che non ce l'avessero sono da tempo sfruttati dal settore agricolo, complice la mafia, e tenuti a bada nei sotterranei sporchi e maleodoranti della società. Utili al sistema, ma invisibili.
Tutto questo è la negazione dei valori per cui Banca Etica è nata.
E' soprattutto la negazione di quello che chiamiamo legalità, un valore che per la Banca non è negoziabile.
Per sostenere la legalità e costruire un mondo diverso e migliore sono nate, proprio in Calabria, tante iniziative che Banca Etica ha finanziato e sostenuto in questi anni: le cooperative di Monsignor Bregantini, Riace, la Cooperativa Valle del Marro. Ma anche il resto del Meridione, in Sicilia, in Campania, in Puglia e in Basilicata, ospita realtà che lottano contro la mafia, integrano gli "stranieri" e si adoperano per la giustizia sociale e la convivenza.
Proprio queste realtà, in questi giorni, hanno dato prova di solidarietà e di capacità di intervenire proprio dove lo Stato stava invece latitando.
Riace ha offerto solidarietà ed alloggio ai lavoratori stagionali cacciati da Rosarno.
Don Pino De Masi, ispiratore della Cooperativa Valle del Marro, ha evitato con la sua mediazione che le cose peggiorassero ulteriormente.
Il Consiglio di Amministrazione e i dipendenti del Sistema Banca Etica denunciano il degrado culturale, civile e politico nel quale questi eventi trovano terreno fertile e futuro e:
- chiedono che gli organi istituzionali competenti e le associazioni di categoria facciano sentire la voce della legalità e della giustizia, evitando di trasformare questi episodi in una vergognosa foglia di fico per nascondere problemi che chiedono da tempo risposte e decisioni;
- reclamano un trattamento umano e dignitoso per i lavoratori, siano essi regolari e non, per non essere colpevoli di sfruttamento collettivo quando sulle tavole arrivano le arance calabresi e altri prodotti della terra.
Non è credibile esportare democrazia da un paese che ha dimenticato la solidarietà, la giustizia, l'umanità. E non si può omettere che la responsabilità dei fatti di Rosarno ricade anche su tutti coloro che usufruiscono dei vantaggi di una economia che si basa sullo sfruttamento ed in cui evidentemente i concetti di concorrenza, trasparenza e responsabilità sono ignorati
11 gennaio 2010. Milano, Padova, Roma, Firenze, Palermo, Napoli, Bari, Bologna, Brescia, Treviso, Vicenza, Genova, Torino.
Il Consiglio di Amministrazione, il Comitato Etico e i dipendenti di Banca popolare Etica, della Fondazione Culturale Responsabilità Etica e di Etica SGR.











