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In Piazza Cavour per Yussuf...

  • Domenica 17 Gennaio 2010 09:59
  • Ultimo aggiornamento Domenica 17 Gennaio 2010 18:40
  • Scritto da Pasquale Salvio

Ieri sera,a piazza Cavour, uno striscione e una cinquantina di candele per ricordare Yussuf Errahali e quanti, come lui, senza fissa dimora, sono morti per il freddo o per una violenza, da accertare. Certamente per mancanza di accoglienza in centri dedicati.

P. Alex Zanotelli e P. Domenico erano lì con le poche decine di persone della società civille venuti a pregare e a testimoniare la loro solidarietà e il loro impegno. Pochi, per un "evento" passato in sordina tra i media. Assenti o quasi le istituzioni.

E' un momento di stanchezza, con Haiti che rimanda le immagini di un dramma-catastrofe che ha colpito ancora i più poveri e Rosarno che è sempre lì con i suoi interrogativi e i suoi pulmann che, oltre agli immigrati, hanno portato via anche la nostra capacità di capire, agire, difendere i valori fondanti la nostra Carta Costituzionale, le nostre fedi religiose, la nostra dignità di persone e di comunità.

Perchè Napoli non riesce o non riesce più a mettesi insieme su questioni così centrali, che interrogano i valori e la storia della sua Comunità? Perchè tante assenze, tanti silenzi?

 Oggi si celebra la "giornata mondiale del migrante e del rifugiato". Vogliamo guardare avanti in maniera positiva e raccogliere dalla fontana di piazza Cavour l'impegno a continuare a promuovere la dignità dei migranti, lavorando in rete nella ricerca delle soluzioni di accoglienza possibili da parte della nostra città.

Mi sembra che questa domenica, dove la tradizione napoletana vuole che si tolga il "presepio", segno di quel Bimbo che ha sconvolto ogni schema di vita con la sua fragilità rinnovante, si possano proporre parole di poesia. Scelgo quelle che ci ha inviato un poeta napoletano, Ino Fragna, sul silenzio: possono essere lette in modi diversi. Fanno riflettere. E c'interrogano.

Pasquale Salvio - Città della Gioia onlus

 

 

QUESTO SILENZIO

 

Assurdo, questo silenzio,

fitto di voci querule,

di ipocriti lamenti,

sommerso dalle urla delle piazze,

profanato nei templi

da mercanti,

eppure sempre più

profondo e cupo.

Assurdo, questo silenzio,

rotto da mille oltraggi,

scosso dall’eco

sempre inascoltata

di lontane agonie,

di oscure guerre,

dov’è un eterno autunno

la ragione,

e le coscienze

sono foglie morte.

Assurdo, questo silenzio,

violato dal clamore

di ingiustizie

che, invendicate,

urlano nel nulla.

Assurdo, questo silenzio,

pieno del sordo

tonfo di una croce,

di scheletriti

anèliti di pace

dove, più d’ogni cosa,

è Dio che tace.

 

Ino Fragna (Mar.2000).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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