(articolo tratto dall'ultimo numero di JoyNews, la nostra newsletter periodica)
Negli ultimi tre anni sono successe molte cose nel campo dell’IA sia dal lato dell’innovazione sia dal lato della regolamentazione. A partire dall’uscita di Chatgpt, il sistema dell’IA più famoso, nel novembre del 2022, sono stati rilasciati molti modelli di IA, che hanno avuto un grande riflesso nel mondo della scuola. Il boom di questi strumenti dedicati alla formazione e all’istruzione è dovuto al fatto che l’IA è in grado di creare lezioni, estrarre contenuti fondamentali da un testo o da un video, fare riassunti, infine, fattore di grande rilevanza, personalizzare l’apprendimento per colmare lacune e favorire l’apprendimento individuale, attraverso tutor virtuali, adattabili a ciascun alunno. Nel frattempo anche nel campo delle regole ci sono stati sviluppi, perché le istituzioni europee e italiane hanno introdotto nuove norme sull’IA, la più importante è stata il regolamento europeo sull’IA, in inglese AI Act, e in Italia le nuove linee guida sull’uso dell’IA a scuola. Insomma, cosa si può fare a scuola e cosa no? Come affrontare i dubbi e le perplessità delle famiglie e come portare l’IA in classe? Al momento, nonostante ci sia grande curiosità per questo strumento, l’uso a scuola è molto limitato, perché la scuola è un deployer, un utilizzatore professionale dell’IA e come tale è tenuta a indicare e disciplinare quali sistemi di IA usare. Questa fase di selezione preliminare deve precedere l’uso personale del docente, che al momento non può agire autonomamente, nemmeno se usasse le sue credenziali private o il suo computer. La scuola deve autorizzare gli strumenti dell’IA e nelle linee guida si indicano cinque passaggi necessari prima di introdurre l’IA a scuola: il primo è definire i bisogni cui il progetto va a rispondere, i benefici attesi, la fattibilità e i rischi prevedibili. Il secondo passaggio è la fase della pianificazione, poi l’ adozione e il monitoraggio, che significa mettere in pratica in modo graduale e in modo monitorato il progetto legato all’IA. Infine si tirano le fila del progetto in un’ottica di condivisione con altre scuole, così, come prevede il ministero, in modo da creare una piattaforma per condividere con altre scuole il proprio percorso. Al momento l’IA può essere utilizzata per creare materiali didattici, lezioni, slide, dispense, mappe concettuali e tanto altro, ma bisogna controllare e supervisionare il materiale affinché sia adeguato e soprattutto corretto. Un tema importante, infatti, è quello delle allucinazioni, cioè un tipo di errore, che è frequente nelle IA, che consiste nell’ inventarsi delle informazioni erronee. Questo avviene perché non è un motore di ricerca, non fa un ragionamento dietro a un nostro comando. Il regolamento fornisce una piramide dei rischi nell’uso dell’IA, che vanno da quello minimo al massimo che è un rischio definito inaccettabile, come la manipolazione subliminale, lo sfruttamento di vulnerabilità, il riconoscimento delle emozioni. Si tratta della sentiment analysis perché l’IA è in grado di identificare lo stato d’animo di chi ha scritto un testo, come può capitare spesso che da un tema di un alunno un docente può chiedere all’IA di ricavare il sentimento dominante. Un uso lecito e molto importante è quello della personalizzazione degli interventi didattici in classe, cioè fornire una tutorship, che segua il singolo studente adeguando gli esercizi, le verifiche al livello delle sue capacità. Questo vuol dire che si può creare una verifica personalizzata per un alunno dislessico o per un’allieva non italofona, però la personalizzazione deve essere sempre anonima, cioè non si devono mai immettere dati personali che facciano identificare quello studente. Un tema delicato dell’argomento IA è il rapporto con le famiglie e i genitori, le cui preoccupazioni più frequenti sono legate alla sicurezza e alla qualità dell’apprendimento, il timore che, a forza di usare questi strumenti, i ragazzi perdano la loro autonomia, non usino la loro testa. Sotto il profilo della sicurezza, bisogna coinvolgere e informare le famiglie che l’IA scelta dalla scuola deve aver superato alti standard di sicurezza e certificazioni. Sulle preoccupazioni intorno all’apprendimento, bisogna chiarire che l’IA non deve essere usata in modo passivo ma come supporto all’apprendimento, come un tutor, non come un servo che lavora al posto del ragazzo, per esempio può aiutare a impostare la metodologia di un tema, fornire qualche esempio in più su un argomento non molto chiaro, essere insomma un partner per allenarsi a un dibattito, per correggere un’esposizione per una verifica orale. Del resto uno degli obiettivi dell’insegnamento dell’Educazione civica è proprio l’educazione digitale, che è finalizzata ad un uso consapevole e proficuo della moderna tecnologia. Gli adolescenti, si sa, sono i più esposti ai rischi massimi descritti nelle linee generali del regolamento. Per questo motivo bisogna agire su di loro, ragionare con loro sull’uso dell’IA . Sicuramente è improduttivo dire loro di non usarlo per farsi fare i compiti, si deve invece invitarli a ragionare su alcuni usi scorretti. E’ risaputo, infatti, che molti adolescenti si rivolgono all’IA per confidare un disagio o cercare aiuto. I motivi sono diversi, tra questi è che molti sono attratti dal tono gentile e accogliente, oppure dall’apparente riservatezza, convinti di trovare un confidente, quando non hanno il coraggio di parlare con i genitori o con gli amici dei propri problemi. Bisogna spiegare loro che l’IA è solo suadente, ma totalmente indifferente ai problemi confidati, ma soprattutto non ha l’obbligo della riservatezza, per cui è come se i loro segreti fossero pubblicati su un muro di una scuola.
(*) Docente Istituto Superiore “Siani” di Napoli