Il Bello che Speranza: ...E' COSI' IMMENSAMENTE BELLO VEDERE CHE QUELLO CHE FAI RENDE FELICI... (di Dario Esca)

La rubrica “Il Bello che dà Speranza” è uno spazio del nostro sito web che accoglie quelle esperienze positive, spesso silenziose, che costruiscono con amore, Bellezza, Giustizia e un Mondo migliore. In Italia e all’estero, in particolare in aree deprivate, sfruttate, impoverite. Dario, giovane studente napoletano, è un volontario della Lega Missionaria Studenti (www.legamissionaria.it), che organizza e sviluppa da molti anni campi di volontariato e gemellaggi in vari paesi del mondo. Tra questi la Romania. Nel nord del Paese, nella bella regione del Maramures, ai confini con l’Ucraina e l’Ungheria, migliaia di giovani, negli anni, hanno potuto vivere l’esperienza, forte e significativa, della scelta di un'estate diversa, fatta da Dario. Che era al suo primo campo. La gran parte di questi giovani sono tornati a casa con molto più di quanto hanno dato a bambini, famiglie, case-famiglia, ospedali e ospizi per anziani. Molti hanno cambiato direzione esistenziale nella loro vita... Sono due settimane "piene" (questa la durata del campo, oltre il trasferimento da e per l’Italia) e di relazioni umane e sociali che segnano “dentro” e pongono interrogativi di fondo sulla giustizia globale, sulla fede e sulla spiritualità dell'esistenza, personale e comune, sugli stili di vita, sul sistema economico-sociale-politico che governa persone, popoli, ambiente. A Dario, come ad altri volontari e ad altre realtà che conosciamo e apprezziamo per il loro impegno, abbiamo chiesto questa estate di regalarci parole che esprimessero il senso di questo “tempo” forte. Dario è bravissimo nel disegnare ed ha accompagnato le sue parole con un dipinto, che ha fatto appena tornato da Sighet. Con lui collaboriamo anche per alcune attività di assistenza con le persone sena dimora, qui a Napoli. Lo ringraziamo, lasciandovi alla sua narrazione, breve ma intensa.  Pasquale Salvio

…è così immensamente bello vedere che quello che fai rende felici.

Nello zaino di Dario, un volontario, al ritorno a Napoli dal campo a Sighet, in Romania…

Dopo 30 ore di viaggio in bus credo che l’arrivo alla meta procuri felicità a chiunque. Eppure non capivo i pianti di gioia degli altri volontari nel vedere le famiglie che ci aspettavano e nel leggere lo scetticismo nel mio volto mi dissero “E’ il tuo primo campo, giusto? Non preoccuparti piangerai al ritorno”. Avevano ragione, così è stato. Sighet 2014 ha significato per me molte cose. Che il volontariato esiste anche in formato vacanza e non limitato durante l’anno. Che devi metterti in gioco, devi prestarti alle necessità, essere duttile, giocare con la plastichina o con le costruzioni se è ciò che vogliono. Al contempo però molte conferme. Che gli abbracci sono sempre la miglior medicina, che il puzzo e lo sporco vanno non solo sopportati ma amati, che quegli occhi, che siano gialli di vino o persi nel vuoto, comunicano così tanto, un torrente di parole non dette nel quale è fin troppo facile annegare. Potrei sconsigliare Sighet a chi cerca la vacanza rilassante per sfuggire ai ritmi frenetici che ci assillano. Lì solo due cose possono darti la forza di correre avanti e indietro: la fede o la Palinka, la loro tradizionale grappa (anche entrambe se si vuole). Potrei consigliare Sighet a tutti coloro che vogliono tuffarsi in un mondo nuovo e riemergere anch’essi nuovi, rinnovati, con una carica che appena superata la stanchezza iniziale è tale da muovere le montagne. A tutti quei borghesucci che quando la monetina la lanciano a chi la chiede non si degnano nemmeno di accompagnarla con uno sguardo, un sorriso. È così facile rendere felice chi ha così poco ed è così immensamente bello vedere che quello che fai rende felici. Noi che oramai abbiamo bisogno di così tanto per il semplice accontentarci. Vorrei trasmettere la semplicità di chi ha gioito per più di 20 minuti nel solo accarezzare i miei lunghi capelli ricci. La disponibilità della famiglia che mi ha ospitato. La gratitudine dei bambini che durante la messa ringraziavano, uno ad uno, nome per nome, tutte le persone a loro care. Così come non puoi tornare da un concerto dei Village People senza che la tua gaiezza sia aumentata così non puoi tornare da Sighet senza che la tua anima sia stata marchiata. Gli ultimi giorni di campo avevo una canzone di De Andrè sempre in mente: Khorakhanè. L’ultimo verso descrive esattamente quello che ho vissuto queste due settimane, come considero quel luogo. Parlando di Sighet infatti credo che “lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”.

Dario Esca

 


Le foto sono tratte dalla pagina FB di Dario (Legen Dario), nella prima Dario è il primo a sinistra, in quella del suo gruppo di campo è il primo a desta. Pubblichiamo il suo disegno su sua concessione.

Per riproduzioni citare cortesemente la fonte www.cittadellagioia.eu. Grazie.

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