
PROMOSSI?
A margine della Manifestazione del 16 maggio contro la violenza a Napoli
Una tempesta di vento e di acqua, notturna, e maltempo fino alle 10,30, ora in cui ci si era dati appuntamento a piazza Mancini, Napoli. L’appello aveva avuto larga risonanza e sottoscrizione: 200 associazioni, istituzioni e molti cittadini l’avevano firmato. Ci si aspettava una partecipazione massiccia. L’appello era sottoscritto in primis da don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli. Dopo la significativa visita pastorale di Papa Leone dell’8 maggio scorso, quella firma metteva insieme la comunità ecclesiale e quella civile nel dire no alla violenza, anche omicida, in particolare dei giovani e dei giovanissimi, come le cronache, non solo napoletane, denunciavano drammaticamente.
Fatto sta che la manifestazione si mette in movimento solo un’ora dopo, alle 11,30. Bambini, ragazzi, docenti, studenti delle scuole e dell’università, dell’Educativa territoriale, rappresentanti del terzo settore e del volontariato, del mondo del lavoro e del sindacato sono lì, ancora una volta, coi loro striscioni coloratissimi, con cartelli, bandiere. Tutti a iniziare a riempire di colore e di gioia corso Umberto, a formare un’ennesima discesa in piazza dei Cittadini su una problematica crescente. A cui le Istituzioni preposte, in particolare governative, stanno rispondendo con soli provvedimenti restrittivi, se non incomprensibili. Ciò, appena conclusa la visita della Principessa del Galles a Reggio Emilia, per apprendere i valori della scuola dell’infanzia inventata da Loris Malaguzzi, con al centro il bambino soggetto creativo, e i 100 linguaggi espressivi e formativi possibili.
Il programma prevedeva l’arrivo in Piazza Dante. Ma prima di Piazza Nicola Amore, il corteo si ferma e ci sono una serie di interventi vicino al grande camion con musica e strumentazione che lo precede. Giovani e non danno voce alle istanze di un coordinamento che lavora ormai da circa un anno su questo drammatico problema culturale e sociale.
Poi si gira verso il Duomo, non più Piazza Dante. E siamo raggiunti da don Mimmo Battaglia che si aggiunge ai bimbi, ai giovani e ai docenti che sostengono lo striscione che apre la marcia. I bimbi cantano slogan e canzoncine inventati da loro. Il passaggio su verso il Duomo è tra due ali di tavolini di bar e ristoranti, dove i numerosi turisti assistono, molti portando via un ricordo col cellulare.
Si arriva al Duomo, le cui gradinate vengono invase dai resti della marcia, per la quale ci si dovrebbe interrogare sulle tante adesioni e su una partecipazione non secondo le attese. Solo questione di organizzazione? Ma le parole di don Mimmo sono di quelle che rimettono al centro l’impegno sull’emergenza educativa e sulla questione culturale. Parole in linea con gli appelli forti di Papa Leone, che invitano ad abbandonare le avventure del “riarmo” a svantaggio delle politiche scolastiche e del welfare, in particolare per gli ultimi, gli invisibili.
Saluto i tanti amici incontrati e percorro via dei Tribunali, incanalandomi in un fiume di turisti e di comitive di ragazzi, ben tre di “addio al nubilato” di prossime spose, col tradizionale velo bianco e la cerchia di amici e parenti ad accompagnarle. Più in là, una piccola orchestra srilankese accompagna donne in costume tipico e entrano, ballando, a San Gregorio Armeno. E’ Napoli, coi suoi mille colori e altrettante contraddizioni. Allora la mente torna alla scalinata del Duomo e a quel primo grande striscione portato da bambini e giovani, dietro cui si sistemano anche le autorità per la foto di rito. Arrivati in cima, un bambino, uno di quelli con la faccia intelligente dei figli di questa nostra amata Napoli, felice come una Pasqua, urla “Promossi?”.
Mi porto nel cuore la sua domanda. Per me. Per tutti.
Pasquale Salvio - Associazione Città della Gioia ETS - Napoli