Il Consiglio Direttivo di Città della Gioia Onlus ha deliberato la costituzione del “Centro di documentazione su sobrietà e stile di vita”.  Siamo nell’orizzonte culturale, sociale e politico in cui si colloca l’impegno culturale e sociale della nostra Associazione.

Il Centro ha la sua sede in Via Atri, 33 – Napoli, nostra sede operativa.

Obiettivi del Centro nel breve-medio periodo sono:

  1. Costituire una piattaforma di documentazione, anche multimediale, sulla sobrietà come stile di vita e sulle sue ricadute culturali, formative, sociali, economiche e politiche;
  2. Sostenere le attività associative e di rete (osservatori, forum, tavole rotonde, seminari, incontri, laboratori) con strumenti documentali;
  3. Collaborare alla promozione della costituzione di reti sociali sulla materia (altre associazioni, realtà sociali, istituzioni, scuola/università), a supporto di laboratori di studio, di ricerca e di impegno nell’elaborazione di riposte concrete alle esigenze di giustizia sociale, di sostenibilità ambientale, di economia di giustizia, di equità e di solidarietà;
  4. Offrire alla Città, nel territorio di riferimento associativo, la possibilità di utilizzare detti strumenti, secondo le norme stabilite dall’Associazione.

Il Centro sottoscrive per l’Associazione abbonamenti a riviste e strumenti multimediali, a supporto della sua attività. Allo stato sono sottoscritti i seguenti abbonamenti:

A – Rivista “Valori”, mensile di economia sociale, finanza etica e sostenibilità;

B – Rivista “Scarp de’ Tennis”, il mensile della strada (E’ un giornale di strada non profit);

C -Rivista online “Narcomafie”, http://www.narcomafie.it/, a cui siamo abbonati come soci dell’Associazione LIBERA,  Associazione, Nomi e Numeri contro le Mafie.

 

CON-VERSIONI Pandemia, opportunità di cambiamento? di Pasquale Salvio

CON-VERSIONI Pandemia, opportunità di cambiamento? di Pasquale Salvio

Il drammatico momento che vivono il nostro Paese, l’Europa e il Mondo per la pandemia da Covid-19, ha fatto emergere i limiti dei sistemi sanitari e socio-economici. I numeri, le forze in campo e le lacrime raccontano, ad oggi, di centinaia di migliaia di contagiati nel mondo e di migliaia di morti, in particolare nel Nord del nostro Paese.
Vale la pena penetrare alcuni accadimenti degli ultimi decenni, locali e globali, che, a mio avviso, sono stati gradualmente generatori della fragilità che tali sistemi stanno evidenziando, ancor più guardando al futuro prossimo.
Il traguardo del Terzo Millennio è stato attraversato con molte spinte di speranza e sogni di Pace, Sviluppo, Giustizia da parte delle generazioni dei giovani della fine degli anni ’60 e nei decenni successivi, fino agli inizi degli ’90.
I desideri di un nuovo assetto mondiale sono stati traditi. La crisi delle ideologie ha lasciato campo libero al dominio del turbo-capitalismo e del liberismo esasperato, alla centralità del mercato, all’invadenza della finanza speculativa e delle multinazionali. Un processo senz’anima, enfatizzato dalla globalizzazione dell’economia, dalle nuove frontiere della microinformatica e delle nuove tecnologie digitali, del web e della comunicazione, così preziose in questo tempo di pandemia e di quarantena.
Tra le conseguenze negative, il graduale impoverimento delle garanzie dei lavoratori, le centrifugazione degli deboli e degli ultimi nelle periferie sociali, una precarietà esistenziale crescente, il degrado ambientale, una diffusa perdita di senso.
L’incidenza della Banca Mondiale (poi, la BCE in Europa), del Fondo Monetario Internazionale, del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) nell’abbattimento delle politiche sociali dei Paesi in difficoltà (vedi Grecia), ha favorito l’allargamento della forbice tra aree ricche e aree povere del pianeta. E la concentrazione di risorse e ricchezze in un’oligarchia sempre più ristretta, egoista e potente.

Regionalismo differenziato? No a Cittadini di serie A, B, C,…

In Italia, la riforma del Titolo V della Costituzione, con l’attribuzione alle Regioni della gestione sanitaria in relazione alle politiche nazionali, ha dato l’avvio al cammino di privatizzazione della sanità. Il Nord del Paese, oggi in ginocchio per Covid-19, produceva il “modello sanitario Lombardia”. Governi di destra e di sinistra hanno contribuito a depotenziare il Sistema Sanitario Nazionale. La differenziazione quali-quantitativa delle strutture e delle prestazioni offerte nelle diverse aree del Paese ha approfondito ancor più il solco, anche culturale, tra Nord e Sud, favorendo migrazioni interne da quest’ultimo verso il Settentrione, sia per lavoro dei laureati e specializzati meridionali, che per cura.
In questo quadro ha preso corpo il progetto di autonomia regionale differenziata, con proposte avanzate da regioni del nord al Parlamento, per molteplici materie cogenti. Viene da pensare cosa sarebbe accaduto se, di fronte alla drammatica situazione attuale, non ci fosse stata una cabina di regia nazionale, coordinata dalla Politica centrale, in accordo con le Competenze di settore in campo e con le Regioni stesse.
Ciò che stiamo vivendo - l’allestimento di ospedali di emergenza, di posti letto per la rianimazione - e, soprattutto la preoccupante prospettiva futura, impongono non solo una seria valutazione sulla gestione complessiva centralizzata delle politiche della salute, ma anche una profonda valutazione sull’opportunità della paventata autonomia differenziata, per evitare Regioni e Cittadini di serie A, B, C… Bisogna, però, riconoscere che le scelte di alcuni Governatori hanno consentito di modulare gli interventi sanitari e sul “distanziamento sociale” secondo le esigenze dei territori propri, a volte anticipando o inasprendo le misure governative. Il conflitto Stato-Regioni in atto pone ulteriori interrogativi, che dovranno essere affrontati e risolti nella cornice di una riforma più ampia, dove appare evidente l’esigenza di restituire al Paese una politica sanitaria unitaria, con uguali garanzie quali-quantitative per tutti i Cittadini, in ossequio alla nostra Carta Costituzionale.

Pandemia, anche un’opportunità?

In tale scenario, il coronavirus sta consolidando il dramma delle morti e delle sofferenze. Lo sta facendo in un tessuto sociale che ha esorcizzato il dolore e la morte, sia a livello formativo che comunicativo. E ciò pone la questione di fondo sull’esperienza personale, familiare e collettiva che si sta vivendo in tal senso. Che esige anche percorsi di accompagnamento psicologico e spirituale.
Il fermo di gran parte delle attività produttive e la necessità di rimetterle in moto configurano già scenari complessi e addensano nubi sul futuro di lavoratori e famiglie. L’intervento dello Stato, degli Enti locali e dell’Europa sarà imprescindibile.
Nonostante ciò, questa esperienza può rappresentare anche un’opportunità, locale e globale, per organizzare una necessaria “rivoluzione” nonviolenta dei sistemi attuali. In un contesto di ri-conciliazione nazionale, europea, mondiale.
Un sogno?
Sono i giovani, in particolare, coloro che possono scrivere parole e agende politiche, sociali, economiche, ambientali nuove e rinnovanti. Rigettando le sub-culture e i luoghi comuni che contrappongono, più che unire, persone e comunità. Anche nell’attuale difficilissima transizione.
Sono i poveri, gli esclusi, gli “invisibili” che possono offrire lo “sguardo” per costruire quel “villaggio globale” ove trovino cittadinanza tutti, senza esclusioni, nel rispetto della dignità della persona, dei popoli, delle culture, delle fedi religiose.
Mettersi in ascolto fattivo dei giovani e dei poveri può guidare l’Umanità verso orizzonti di ri-conciliazione. Che richiede, nel riconoscimento della verità, prezzi da pagare e restituzioni a chi (popoli) e a cosa (ambiente) si è irresponsabilmente tolto. In termini di risorse, di dignità, di rispetto, di futuro, di vita.
Dalle stime degli esperti, circa 37 miliardi di euro sono stati sottratti negli ultimi dieci anni, in Italia, al sistema sanitario pubblico. Che significa migliaia, decine di migliaia di risorse, strutture, posti letto oggi mancanti. È il prodotto dell’ ”aziendalizzazione ospedaliera” in un rapporto pubblico-privato sempre più sbilanciato a vantaggio del secondo, dove spesso le alte competenze e gli interessi si intrecciano. Ci si chiede quanti ospedali, quanti operatori, quanta ricerca sarebbero oggi possibili se si riconvertissero gli investimenti per la produzione/vendita/acquisto/gestione degli armamenti militari. Quanti posti letto di rianimazione con relative attrezzature sarebbero oggi possibili con il costo di un solo aereo F35? Quante mascherine chirurgiche acquistabili con una sua ora di volo?
Il coronavirus ci ha svegliato dalle illusioni dei sistemi economico-finanziari dominanti, che hanno ri-prodotto nazionalismi, sovranismi, razzismi, muri, povertà, difese egoistiche di benesseri di parte e di stili di vita, già eredità del secolo scorso. Tali disvalori hanno gradualmente tradito il desiderio di un nuovo ordine mondiale e di una cultura nuova di pace e coabitazione fra i Popoli, dopo le ferite, profonde, della seconda guerra mondiale. E dei successivi conflitti, che configurano, come recentemente ribadito da Papa Francesco, una “terza guerra mondiale a pezzi”; la cui mappa coincide spesso con quella delle risorse energetiche e delle migrazioni.

E’ tempo di con-versioni, di cambiare sguardi, priorità, soluzioni, scelte. Insieme.

Nel terreno di una nuova convivenza, che ci aiuti a superare le paure e le giustificate ansie del momento, impegniamoci a coltivare legami di fraternità, vivificati dall’humus dei diritti umani, irrigati con l’acqua del rispetto reciproco e accogliente, illuminati dal sole della giustizia, riscaldati dal calore dell’amore. Per una Umanità unica famiglia. Per realizzare sogni e progetti di felicità condivisa, di pace, di giustizia sociale, di verità. Col coraggio di scrivere e realizzare, insieme, nuove agende sociali e politiche, sostenute dal consolidamento dalla cultura dalla convivialità delle differenze, guardando all’Umanità come un’unica famiglia.
È questo già il tempo, oltre l’emergenza, di pensare e di progettare una nuova economia, capace di ben-essere per tutti, di inclusione, di cura di un ecosistema fragile; evitando di produrre camuffamenti aggiustanti, che ci destinerebbero ad un futuro buio e ancor più sofferente.
Non è e non dovrà essere tempo di “lifting” politico-economico-sociali!
C’è bisogno di Politica con la “P” maiuscola. C’è bisogno di Formazione, di Studio, di Ricerca. C’è bisogno di Responsabilità, innanzitutto popolare. Per un protagonismo del Popolo, soggetto e non oggetto, capace di essere Cittadinanza attiva, promotrice di Pensiero e Azione, costruttrice di Comunità, di com-passione e di solidarietà concreta. Come accade, in mille forme diverse, in queste settimane, in Italia e nel Mondo.
Guardando in casa nostra, se, di fronte all’ecatombe di morti in atto, alle decine di migliaia di contagiati, alle fragilità complessive di sistema, alle paure e alle incognite sul futuro, ancora sussistono gelosie, falsità e invidie Nord-Sud, allora il cammino da fare è davvero in salita, arduo, faticoso.
Non si tratta solo dei vergognosi cori negli stadi o delle becere rivalità fra fazioni, sempre più insopportabili per chi abita sotto il Vesuvio o meridionale. Il racconto di certa stampa nazionale, continua a sottolinearne il mancato rispetto di regole e divieti, gettando fango e falsando la verità, consolidando negativi luoghi comuni. Nessuno nega i problemi sociali che segnano il Meridione d’Italia e che hanno radici lontane e responsabilità, locali e non. Ma questo andazzo è il frutto bacato di sub-culture interessate, consolidate negli ultimi decenni di arroccamenti egoistici, di informazione di parte, di “furti” di economia. Di migrazioni forzate di generazioni di giovani formati in cerca di lavoro negato. Sono espressione decadente di ignoranza e di luoghi comuni, del voler ignorare la verità o di nasconderla, anche da parte di settori cosiddetti intellettuali. Smascherando la proclamata coesione nazionale, o gli annunci, a volte enfatici, di unità nazionale.
È necessaria una seria autocritica di fronte alle responsabilità, personali, istituzionali o di parte.
Autocritica per ricostruire e potenziare, con il contributo di tutti, il nostro Sistema Sanitario Nazionale pubblico, riconosciuto come uno tra i migliori del mondo, pur nell’ambito di un welfare minato e depauperato nel tempo. Un sistema, oggi, quasi al collasso, e fragilissimo nel Mezzogiorno.
Autocritica per ripensare e potenziare le politiche della formazione scolastica, universitaria e della ricerca.
Mettiamoci al lavoro. Il tempo è scaduto. Covid-19 segna il passaggio obbligato a un mondo diverso. Già nel “qui ed ora”. E’ in gioco il futuro, prossimo. Di ciascuno e di tutti.
Questo è anche tempo di Quaresima, per i credenti in Gesù Cristo. Nel rispetto delle altre fedi religiose, o di chi non crede, o è in ricerca, la Quaresima è un cammino che richiama alle con-versioni, a “cambiare direzione”. Verso la Pasqua, che evoca il “passaggio” dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla Vita. Per un tempo di Resurrezione. Per tempi di resurrezioni, ove schiodare dai legni dell’ingiustizia, dell’egoismo, della violenza i tanti, troppi crocefissi della nostra storia.
E’ tempo di nuove direzioni nel nostro cammino. Partendo dalla Memoria della Storia e dalla Cultura, dai segni dei tempi e da ciascuno di noi. Con forza e coraggio. “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” (Mahatma Gandhi). E non da soli… Perché, come ricorda un proverbio africano “da soli si va più veloci, insieme si va più lontano”. Mai come ora. Mettiamoci al lavoro.

Pasquale Salvio
Immagine tratta dalla rete internet

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